Le ricette per i dolci di Natale nelle Città del Tufo della Maremma

Pitigliano

Pitigliano

Manca poco a Natale, la festa più importante dell’anno.

Una volta in Maremma  per abbellire le case durante la festa, bastava veramente poco. Un albero di Natale e qualche pallina di vetro, che ogni anno venivano poi coperte con la carta velina e adagiate in scatole di cartone nelle soffitte, bastava un presepe costruito con la partecipazione di tutti i membri della famiglia, bastava il profumo persistente dei mandarini che all’epoca erano grandi e pieni di semi, e la festa era creata!

La sera della vigilia le famiglie si riunivano, si riproponevano i giochi tradizionali ma sopratutto si condividevano le specialità culinarie, e vista la povertà era già una grossa gioia poter mangiare cibo così speciale. 

A Pitigliano e a Sorano,  nelle Città del Tufo della Maremma Toscana esistono svariati  piatti tradizionali per la festa di Natale. Fragranti crostini di cavolo acciughe e pomodoro, tagliatini fatti in casa ed usati nella minestra di ceci, i maccheroni a l’ aglione e altro ancora. Anche i dolci sono molteplici e alcuni derivano dalla gastronomia ebraica. Sfratti, Cavalucci, Tozzetti , Panettoni, richiedono impegno per la preparazione, ma meritano e … se avete voglia di provare vi proponiamo 2 ricette.

sfratto

sfratto

 

“Gli sfratti sono dolci tipici di Pitigliano legati alla tradizione ebraica. Certo è che gli Ebrei li cucinano in occasione della festività di Rosh-ha-shanà, l’equivalente del nostro Capodanno, e che a Pitigliano, Sovana e Sorano rappresentano i dolci caratteristici del periodo natalizio. Anche sull’origine del nome sussistono varie ipotesi: Aldo Santini, nel suo libro “Cucina Maremmana”, spiega che il nome “sfratto” fu dato a questi dolci perché ricordavano la forma di un bastone, poiché letteralmente a “suon di bastonate” i proprietari terrieri sfrattavano i contadini morosi. In modo similare succedeva agli ebrei che perdevano la fiducia della comunità in cui vivevano: quando sentivano battere contro la porta con un bastone, sapevano che erano appena stati sfrattati. Giorgio Batini, invece, nel suo libro “Buon Appetito Toscana”, riferisce che il nome “sfratto” deriva, probabilmente, da “fratta”, cioè una macchia intricata di rovi o un recinto rustico costruito con frasche di macchia, dalle quali i vergari sfrattavano (ovvero cacciavano via, allontanavano) con dei bastoni il bestiame quando rimaneva “ammacchiato” tra i rovi.

Ricetta Sfratti :  
Amalgamare la farina con le uova, una parte di burro, buccia di arancia grattugiata e qualche goccia di cognac, finché si ottiene una pasta molto morbida. Allargare l’impasto col matterello fino a farlo diventare molto sottile. Lasciare riposare per circa dieci minuti, quindi tagliare la pasta a strisce larghe circa 8-10 centimetri. A parte, mondare le noci e tritarle finemente; mettere il miele sul fuoco (se è solido, scaldarlo a bagnomaria) e farlo cuocere per circa 3 minuti, finché non diventa liquido. Versarvi le noci tritate e la noce moscata, continuando la cottura fino a quando non assume un colore più bruno. Togliere dal fuoco e versare l’impasto su una spianatoia e, con le mani bagnate, allungare il composto dando la forma di un bastoncino del diametro di circa 1,5 centimetri.
Quando si sarà raffreddato, avvolgere il bastone di miele e noci nella sfoglia preparata precedentemente. Con il burro rimasto, ungere una teglia e cuocere in forno caldo a l50°C per circa 20 minuti.”

(tratto dal libro Maremma a Tavola – Editrice Laurum.

Ricetta dei Cavallucci (autrice: la nonna di Susanna)

Mezzo Kg. di farina, 200 gr. di zucchero, mandorle quante ne volete ( più ci sono e più sono buoni) . Se non avete mandorle anche le noci sono buonissime. Canditi a piccolissimi pezzi e buccia d’arancia. Cannella in polvere d’anni e un cucchiaino di bicarbonato o di ammoniaca. Sciogliere lo zucchero con un bicchiere d’acqua, ma non troppo e appena fila unirlo a tutti gli ingredienti messi già in una ciotola.

Mescolare bene il tutto e stendere su un piano di marmo leggermente infarinato. Allargare e fare biscotti tondi, metterli sulla teglia e a cuocere nel forno.

Pare che la cottura dei Cavallucci nel forno pubblico fosse un vero incubo per la nonna di Susanna: giusta doveva essere! Lei  si arrabbiava molto se al forno li cuocevano troppo.

L’anziana signora rimaneva lì ad attendere per decidere da sola quando i suoi Cavallucci erano cotti giusti. Dovevano essere poco coloriti, risultare duri fuori ma con il cuore morbido. Ecco: allora erano perfetti e la nonna di Susanna,  sorrideva.

Cavallucci

Cavallucci

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...