Massa Marittima e il suo Santo Patrono: San Cerbone

 

San Cerbone è il Santo Patrono di Massa Marittima, la cui ricorrenza si celebra il 10 ottobre.

A lui è dedicata la Cattedrale che sorge nella piazza principale della cittadina, al cui interno si conserva l’Arca scolpita dal senese Goro di Gregorio nel 1324 che, secondo la tradizione, custodisce le spoglie del Santo. Sui quattro lati dell’Arca e nel meraviglioso bassorilievo romanico nell’architrave del portale maggiore della Cattedrale sono raffigurati gli eventi salienti della vita del Santo.

Secondo la leggenda, Cerbone nacque in Africa settentrionale, da cui fu costretto a fuggire, al seguito del suo maestro Regolo, per le persecuzioni dei Vandali. Salvandosi da una tempesta, Cerbone e Regolo riuscirono ad approdare sulle coste toscane, dove vissero come eremiti fino alla morte di Regolo.

Cerbone si trasferì a Populonia, diventandone vescovo. Proprio qui si ha il primo dei miracoli narrati dalla leggenda: Cerbone fu catturato dai Goti e condannato ad essere sbranato da un orso davanti al loro re Totila. L’orso non aggredì Cerbone ma chinò docilmente il capo a leccargli i piedi, lo stesso re colpito da questo evento miracoloso, lasciò Cerbone libero.

Tornato a Populonia, Cerbone riprese le proprie consuetudini. In particolare, egli era solito celebrare messa all’alba, nonostante le preghiere dei fedeli, che lo imploravano di scegliere un orario più adatto. Gli stessi diocesani si rivolsero persino a Papa Virgilio, che lo mandò a chiamare affinché giustificasse questo insolito comportamento.

Durante il viaggio a Roma, Cerbone diede di nuovo prova della sua santità: dissetò i messi pontifici con il latte di una cerva avvicinata miracolosamente e guarì alcuni malati di febbre.

Al suo arrivo a Roma dato che non aveva portato alcun dono per il Papa, chiamò a sé delle oche, che lo accompagnarono obbedienti al cospetto del pontefice. Le oche sono così diventate il simbolo identificativo di San Cerbone e lo accompagnano nelle raffigurazioni iconografiche.

Colpito da tutti questi prodigi e dal comportamento insolito di Cerbone, Papa Virgilio gli chiese di celebrare insieme una messa all’alba, assistendo così ad un ulteriore miracolo: al momento dell’eucarestia, un coro di angeli scese ad accompagnare Cerbone nella celebrazione.

 L’ultimo miracolo riguarda gli ultimi momenti della vita del Santo: Cerbone aveva chiesto di essere sepolto presso Populonia, nonostante il pericolo rappresentato dai Longobardi, ed aveva rassicurato i fedeli che nulla sarebbe successo loro. Ed infatti l’arrivo e la sepoltura del Santo si svolsero protetti da una fitta nebbia che calata d’improvviso e per miracolo.

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