La fata Petorsola, il mondo leggendario di Santa Fiora..

Santa Fiora

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La memoria medievale filtrava nei racconti serali e ci teneva saldi in quel tempo senza tempo in cui entravano ed uscivano, figure invisibili ma presenti, le fate o le Anime dei morti, per sollievo delle quali, nel’andare a letto durante l’inverno, si lasciava la brace accesa sotto la cenere (….)

Ogni paese era gravido di memorie sacre che di tanto in tanto, nei giorni stabiliti, si riversavano nella vita pubblica aprendo nel cuore della miseria comune uno spazio luminoso in cui i segni cristiani assumevano e riscattavano la religiosità tellurica delle origini immemorabili. (da Cento leggende di Maremma, edizioni Effigi)
Ernesto Balducci

 


La fata Petorsola. Tempo fa, sul crinale di un piccolo colle tra la Fiora e il fosso Formica, si ergeva un maestoso castello con quattro solide torri, che dava la sua faccia più imponente verso le ripe del paese.

Santa Fiora

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Nessuno sapeva da chi e quando fosse stato costruito, la pietra rossa e di origine vulcanica era diversa dal peperino con cui erano costruite le altre abitazioni. Si diceva che fosse abitato da sole donne ma nessuno le aveva conosciute personalmente. Si recavano in paese per svolgere le faccende quotidiane. La caporiona, chiamata Petorsola, andava tutti i giorni al forno, con la ‘curoglia’, la tavola con le pagnotte appena lievitate ed il figlio in fasce.

Santa Fiora

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Si recava nei luoghi del paese che favorivano il pettegolezzo e le confidenze femminili. Petorsola non dava confidenza a nessuno. Le ‘compaesane’ irritate da questo atteggiamento, un giorno, decisero di farle un dispetto: far finta di cuocere nel forno anche il figlioletto che portava in braccio, togliendoglielo di mano. Per la prima volta Petorsola reagì, riprese il neonato e, dicendo che era una fata, pronunciò queste parole: ‘Non ho mai visto tal cosa fare, un figlio di una fata volerlo infornare!’. Piena di rabbia tornò al castello e, per vendetta, decise che gli abitanti di Santa Fiora non avrebberò più goduto la vista del bellissimo castello, così lo trasformò in un sasso.

Le streghe si tramutarono in gatti neri ed andavano in giro a far dispetti. Nelle caverne del sasso, la vita tornò come prima, le streghe, ogni tanto rinnovavano i riti magici, ripresero ad andare in paese ed al forno rionale, ma non dettero più confidenza a nessuno.

da Cento leggende di Maremma, Edizioni Effigi

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