La novella di Buchettino

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Ieri sera, mangiando per frutta un fico, mi è venuto un flash. Un ricordo di quando ero bambina è, all’improvviso, riemerso, ma in modo indefinito. La novella di Buchettino!

La mia mamma, come me, non se la ricordava bene, allora sono andata subito dalla mia nonna Franca, che abita accanto a me e ha 87 anni. Lei aveva già finito di cenare da un pezzo. Mi sono seduta e le ho detto (a voce alta, perché è un po’ sorda): –Nonna! Te, te la ricordi la novella di Buchettino?

Lei ci ha pensato un momento. E poi me l’ha raccontata.

In Toscana ce ne saranno senz’altro parecchie versioni: questa è quella della mia bisnonna Angelica.

C’era una volta, un bimbino che si chiamava Buchettino e che tutte le mattine passava davanti a un albero di fichi. Quando i fichi furono maturi, Buchettino, che aveva tanta fame, saltò su nella ficaia e si mise a mangiarli; e così per tanti giorni.
Il padrone della ficaia era un orco e ben presto si accorse che qualcuno gli rubava i frutti. Così, una mattina, si nascose dietro al pagliaio e aspettò che arrivasse il ladruncolo. Buchettino, arrivò di corsa, saltò sulla ficaia e si mise a mangiare i fichi, così l’orco si avvicinò all’albero con un grosso sacco.

Buchettino sulla ficaia

Buchettino sulla ficaia

Buchettino, Buchettino. Coglimi un fichino col tuo manino!– gli disse l’orco da sotto.
-No, perché mi chiappi!- rispose Buchettino.
-No che non ti chiappo- e intanto l’orco si avvicinava.
Buchettino colse un fico e glielo tirò da lontano, perché l’orco non potesse acchiapparlo.
-Buchettino, Buchettino, m’è cascato in una cacca. Dammi un altro fichino col tuo manino-
E Buchettino colse un altro fico e glielo tirò, avvicinandosi un po’ di più, ma l’orco insisteva:
-Buchettino, Buchettino, m’è cascato nella pipì. Dammi un altro fichino col tuo manino-
E Buchettino colse dall’albero un altro fico e si sporse un po’ per tirarlo all’orco che, svelto, allungò una mano, chiappò Buchettino e lo mise dentro al sacco. L’orco si incamminò verso casa, contento di aver chiappato Buchettino e, già affamato, pensava a come la su’ moglie l’avrebbe cucinato per pranzo.
Ma lungo la strada, l’orco dovette fermarsi a fare la cacca. Posò il sacco e si nascose dietro un cespuglio:
Vai più là, che sento il puzzo– gli disse Buchettino.
Così l’orco si spostò dietro a un cespuglio più lontano.
-Vai più là, che sento il puzzo- disse un’altra volta Buchettino.
E l’orco si spostò ancora. Quando questo fu abbastanza lontano, Buchettino, lesto lesto, fece un buco nel sacco, uscì e lo riempì di sassi. Poi corse verso la casa dell’orco.
Quando l’orco si rimise il sacco in dispalla, esclamò:
-Oh quanto pesi Buchettino!- e riprese il suo cammino.
Arrivato davanti casa, l’orco affamato iniziò a urlare alla su’ moglie:
Carola! Metti al fòco la paiola, che ho chiappato Buchettino!-.

La paiola

La paiola

Allora Carola riempì d’olio un paiolo enorme e lo mise sul fuoco. Intanto Buchettino, che aveva fatto la strada di corsa, era già salito sul tetto della casa degli orchi e aveva portato con sé un grosso sasso.
Quando l’olio fu bollente, i due orchi rovesciarono il sacco dentro alla paiola, ma invece di Buchettino, tutti i sassi cascarono nell’olio, che schizzò negli occhi a tutti e due. Buchettino, allora, in quel momento prese la mira e, con precisione, tirò una sassata nel capo a Carola, che perse l’equilibrio e cascò dentro alla paiola.
Allora l’orco alzò la testa e vide Buchettino sul tetto:
-Come hai fatto a saltà costassù?- gli gridò arrabbiato.
E il furbo Buchettino: –Ho fatto una scala di pentole e di piatti-.
L’orco allora impilò tutte le pentole e i piatti della cucina, ma quando provò a salirci sopra per catturarlo, col suo peso, la pila franò e anche lui cadde dentro alla paiola e fu cotto insieme a Carola.

Dopo il racconto, nonna Franca mi ha detto: -O codesta, come ti è venuta in mente?-.
Nonna, mi serve, la voglio scrivere domani a lavoro.
E lei, perplessa: –Io non l’ho mica capito ancora che lavoro fai!-.

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