Il tesoro verde della Maremma

Sapete qual è uno dei tesori più preziosi della Maremma? E’ un vero oro verde.. sì, sto parlando proprio del bosco.

Seguitemi: scarponcini, occhi e orecchie aperti. Ci addentreremo nelle foreste e nelle macchie, alla scoperta delle specie arboree più diffuse in questa terra.

Ad accompagnare me e voi, sarà Riccardo Ferrari, perito agrario, esperto di alberi, treeclimber professionista e.. maremmano doc.

Faggeta sul Monte Amiata

Faggeta sul Monte Amiata

Per primo incontriamo il faggio (Fagus sylvatica), col suo fusto dritto, può raggiungere i 30 metri d’altezza; presenta una corteccia liscia e grigiastra, foglie caduche ovali dal bordo ondulato e una chioma fitta. A partire dai 1000 m slm e salendo in Vetta Amiata, il faggio dà il meglio di sé, estendendosi in verdi foreste fresche, molto gradite nei giorni di calura estiva.

Altro abitante del Monte Amiata è l’abete bianco (Abies alba): questa conifera è molto longeva, sempreverde, con una chioma scura e un portamento simmetrico. Sì, sarebbe ideale come albero di Natale, ma per le decorazioni.. risulta un po’ troppo alto!

Incontriamo il re degli alberi maremmani: il castagno. Al secolo Castanea sativa è diffusissimo nel nostro territorio, dalla zona montuosa fino all’area collinare. E’ sempre stato una preziosa risorsa, sia per i suoi frutti, sia per il suo legname, che oltre ad essere utilizzato in falegnameria, è stato fondamentale per la fusione dei metalli nelle numerose ferriere che si svilupparono in Maremma dal Basso Medioevo. E’ facilmente riconoscibile per il grosso fusto, le foglie seghettate e, naturalmente per i ricci: non dimenticherò mai l’espressione di stupore della mia biscugina (cresciuta tra New York e Seattle) quando ha scoperto dove nascono le castagne!

Riccio di castagno

Riccio di castagno

Non sarà un re, ma un principe di sicuro: ci spostiamo nella pianura costiera e troviamo il pino domestico (Pinus pinea). Si tratta del pino da noi più diffuso, quello da pinoli, per intenderci. Ha una corteccia rossiccia a placche e una chioma a globo che, espandendosi, diventa simile ad un ombrello. Le vaste e verdi pinete che forma sono uno dei paesaggi più fotografati della Maremma.

Pino domestico fonte immagine: commons

Pino domestico
fonte immagine: commons

Vogliamo ora conoscere un gruppeto di parenti del genere Quercus, che vive preferibilmente nella zona collinare. Tra le querce, appunto, troviamo la roverella (Quercus pubescens), dalla forma generalmente tozza e la chioma ampia; produce ottima legna da ardere, ma in Maremma, forse, è ancor più famosa per aver governato generazioni di maiali con le sue ghiande. Altri componenti del clan sono il leccio (Quercus ilex), sempreverde dalla fitta chioma, il cui legno era ambito per la produzione del carbone vegetale, e il cerro (Quercus cerris), a foglie caduche e dalle ghiande riconoscibili per il cappuccio ricoperto di lamelle arricciolate. Non dimentichiamoci poi della sughera (Quercus suber), sempreverde e inconfondibile per lo strato di sughero che ricopre il fusto, il quale, quando questo viene rimosso, si presenta di color rosso-bruno.

Rispettivamente: esemplare di roverella, grandi lecci in loc. Poggio Martino, ghianda di cerro, boschetto di sughere

Rispettivamente: esemplare di roverella, grandi lecci in loc. Poggio Martino, ghianda di cerro, boschetto di sughere

Chiedete a qualcuno di immaginare un casolare in Toscana, e questo vi progetterà subito un bel viale bordato da cipressi. Il Cupressus sempervirens, dalla caratteristica forma piramidale, è molto famoso per i suoi simbolismi in diverse religioni e culti antichi, tra cui quelli del popolo Etrusco; importato dai Fenici, forniva legname prezioso per la costruzione delle imbarcazioni e nel Medioevo fu molto utilizzato per formare barriere frangivento.

Cipressi in loc. Belagaio (Torniella - Roccastrada)

Cipressi in loc. Belagaio (Torniella – Roccastrada)

Continuiamo il nostro percorso, incontrando l’orniello (Fraxinus ornus), un vero pioniere, resistente a condizioni climatiche difficili e quindi adatto al rimboschimento di aree inaridite, come ad esempio quelle distrutte da incendio.

Al nostro appello non può mancare il corbezzolo (Arbutus unedo), o albatro; è un arbusto o un piccolo albero sempreverde che produce fiori bianchi e frutti rossi e, proprio per questo, in epoca risorgimentale preso a simbolo del tricolore.

Frutto del corbezzolo

Frutto del corbezzolo

Infine, dobbiamo ricordarci degli aceri: in Maremma sono presenti prevalentemente l’acero trilobo (Acer monspessulanum), e il testucchio (Acer campestre), così chiamato perché tradizionalmente usato in testa ai filari di vigna.

Oggi abbiamo fatto una bella escursione, andando in lungo e in largo alla scoperta di un tesoro che non è difficile da cercare; basta solo accorgersi di viverci in mezzo.

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