Museo Archeologico Alberto Manzi, dieci anni di vita di un progetto rivoluzionario

 

Parco Archeologico Alberto Manzi

Parco Archeologico Alberto Manzi

Il 3 luglio 2004 a Pitigliano fu aperto il Museo Archeologico all’aperto che porta il nome di chi lo immaginò, lo progettò e morì nel 1997  prima di vederlo attuato: Alberto Manzi.

Alberto era Il Maestro d’ Italia conosciuto da un vasto pubblico per la  trasmissione televisiva “Non è mai troppo tardi” dove negli anni fra il 1960 ed il 68, dopo aver stracciato il copione, empaticamente insegnò a leggere e a scrivere a tanti italiani ancora analfabeti.

Alberto fu maestro per 40 anni nelle scuole,nei carceri, fu maestro tra indios e campesinos analfabeti del Sud America e maestro di italiano per gli extracomunitari nel 1992. Traduttore di libri per libri per bambini e ragazzi , per solo due anni fu anche Sindaco di Pitigliano, nelle Città del Tufo in Maremma Toscana .

 

“Non si può parlare di Educazione Civica se prima non si comprende appieno il significato della parola libertà” – Alberto Manzi”.

Alberto Manzi

Alberto Manzi foto by http://www.lastampa.it

Con questo approccio nasce l’ idea di un Parco Archeologico Aperto, un progetto rivoluzionario per l’epoca. Il Parco sarà  un Museo Aperto, finalmente senza vetrine. Sarà un cammino, un percorso nella storia, deprivato dalla rigida demarcazione che impedisce il contatto fra un luogo di cultura e i suoi visitatori. Un museo quindi, dove la comunicazione è  finalmente  semplice ed esplicativa e  abbattendo la rigida scientificità può appagare senza deprimere, il bisogno collettivo di conoscenza.

Alberto Manzi secondo voi oggi potrebbe condividere  Invasioni digitali o come dice @RiccardoLuna su www.chefuturo.it :

                   “Sulla Rai oggi Alberto Manzi insegnerebbe Internet ?”

Pitigliano

Pitigliano

Ora, immaginate di essere davanti ad una valle straripante di verde dove due imponenti speroni tufacei sono posti l’uno di fronte all’altro. Circondati in basso da un torrente e rispettivamente attraversati da scoscese Vie cave Etrusche, i due scogli tufacei si fronteggiano e si adulano per creare, intenzionalmente, un alone di magia intorno al paesaggio.

Sono, gli scogli, Il Pianoro del Gradone e quello di Pitigliano. Per gli Etruschi il primo era il luogo sacro delle Necropoli e il secondo, Pitigliano un luogo di vita ( già abitato nei tempi del Bronzo finale XII-XI). Il Torrente Meleta separa i due Pianori e l’ acqua  rappresenta simbolicamente il momento di Purificazione nel passaggio fra la vita e la morte ed il ritorno alla vita. 

Il Museo Archeologico ” Aperto” di Alberto Manzi si estende sul Pianoro del Gradone e scende fino al torrente Meleta.

Torrente Meleta

Torrente Meleta

La visita al Museo è un’esperienza viva, una passeggiata, un’ escursione diretta al contatto con il mondo degli Etruschi, passando per la città dei vivi e per la città dei morti.

Sul Pianoro è stata ricostruita la capanna protostoica del 12°sec., dietro la capanna una casa Arcaica Etrusca composta da una cucina, una camera da letto, e una stanza per le donne. All ‘interno della casa  è riprodotta una scena domestica, l’effetto è quello di poter “vedere” la quotidineità degli Etruschi.

Dall’alto del Pianoro camminando sulla Via Cava Etrusca del Gradone si scende verso il torrente Meleta.

Via Cava Gradone

Via Cava Gradone

Il percorso ciclopico scavato nel tufo è ricco di muschi primordiali e di molteplici felci. La Tomba dei due amanti/sposi Velthr e Larthia sembra una dolce nicchia nel bosco ed apre l’ingresso alla necropoli.

Il Torrente Meleta è vicinissimo quando alla fine del percorso appare la Necropoli di San Giovanni. Qui le Tombe sono allineate su un palcoscenico di tufo. L’ultima Tomba è un sepolcro grande ed importante che per decenni è stata utilizzata come porcilaia.

Museo Archeologico Alberto Manzi

Museo Archeologico Alberto Manzi

Per tornare a Pitigliano, dopo quest’esperienza così intensa con la vita degli Etruschi nelle Città del Tufo della Maremma, riprendiamo la Via Cava di San Lorenzo sotto le arcate del ponte di San Giovanni costruito nel 1843 dal Granduca Leopoldo II.

Grazie e mille volte grazie Alberto Manzi!

 

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