La cripta di S. Salvatore Giugnano: una meraviglia sottoterra

Cripta di Giugnano dall'alto

Cripta di Giugnano dall’alto

Attraversando un boschetto di sughere, ci si immerge nel verde della vegetazione e si esce dal tempo: la macchia, intatta, potrebbe essere quella di tanti secoli fa.
La cripta si apre a sorpresa, come una voragine sotto lo strato di terriccio e foglie e ci offre uno spiraglio per entrare in un passato medievale carico di trepidazione e di misteri. Si scende la breve scaletta e, in un attimo, siamo già sotto, nel fresco del sotterraneo, abituando gli occhi all’ombra e allo spettacolo che si apre alla vista.

La cripta è semicircolare, ha l’ampiezza di una grande stanza. Intorno a noi, colonne e capitelli in pietra chiara. E odore di muffa. L’ambiente è così suggestivo che pare restare isolato dal resto e dai rumori esterni; non è difficile immaginare i cori degli antichi monaci che, forse, intonavano canti e preghiere nella cripta illuminata dalle torce, dall’acustica riecheggiante.

Cripta di Giugnano interno

Cripta di Giugnano interno

La volta prende forma dalle colonne, che si sviluppano in semplici vele. Uno stile essenziale, quello della cripta, che gioca tra la luce e l’ombra; minuscole finestre aperte in alto sui lati, probabilmente un tempo erano l’unica fonte di luce esterna. Si può uscire dalla cripta anche attraverso il cunicolo d’ingresso e, seguendo il percorso del camminatoio, raggiungere la struttura chiamata “l’aula”.

L'aula. S. Salvatore Giugnano

L’aula. S. Salvatore Giugnano

Di questa struttura rettangolare restano le imponenti mura perimetrali che si ergono tra le erbe e gli alberi del bosco. Tra i grandi massi trachitici che formano le mura, si apre una stretta finestra che conserva intatta il fascino e l’eleganza di un tempo lontano.

Finestra dell'Aula. S. Salvatore Giugnano

Finestra dell’Aula. S. Salvatore Giugnano

Molte sono le leggende locali nate nel corso dei secoli intorno all’Abbazia di San Salvatore Giugnano, per lo più molto fantasiose; come quella dell’esistenza di un lunghissimo tunnel che la collegava alla piccola Chiesa del Convento di Roccastrada, o quella che vi fosse nascosto un tesoro, che ha indotto davvero molti cercatori d’oro e di metalli preziosi a scavare nella cripta e a perlustrarne le mura.

Particolare capitello Cripta di Giugnano

Particolare capitello Cripta di Giugnano

Il complesso architettonico di San Salvatore Giugnano si estende su circa 3 ettari, con un corpo centrale (formato dalla cripta, dal camminamento e dall’aula rettangolare) e da un mulino ed una fonderia posti in diverso terreno. Tutti gli edifici sono costruiti in pietra trachitica (riolite), come anche la maggior parte delle strutture dei vicini abitati, a partire da Roccastrada.

La sua storia
Non sono stati ritrovati documenti univoci che datano in qualche modo la costruzione dell’Abbazia, ma la sua presenza certa sul territorio (provata da un atto di donazione dei conti Aldobrandeschi alla chiesa) risale alla seconda metà dell’anno Mille.
Si ritiene che il complesso, sorgendo sulle rive del torrente Bai, fosse tappa fondamentale per la lavorazione dei metalli che provenivano dall’isola d’Elba, i quali, percorrendo una lunghissima via costellata di mulini e ferriere, infine arrivassero nell’area senese di Chiusi.
L’importanza di San Salvatore di Giugnano, quasi certamente Abbazia benedettina, crebbe di pari passo con l’interesse di Siena e Pisa verso la pianura Maremmana; intorno al XII sec. il monastero vantava ampli possedimenti terrieri e immobiliari, vigne, boschi ed il controllo di miniere di rame, saline e importanti vie di transito. Senza perdere la sua grande influenza, nel XIII sec. l’Abbazia diventò una “grangia”, una struttura monastica fondata sul lavoro organizzato (non solo di granaglie) piuttosto complessa e passò all’ordine Guglielmita e Agostiniano, in seguito ad una riforma che investì una vasta area della Tuscia.
Il declino seguì il corso del territorio circostante: la perdita di potere della famiglia Aldobrandeschi e delle Abbazie collegate a Giugnano, in primis San Galgano. La grangia venne progressivamente svuotata ed abbandonata, ma la fonderia restò attiva fino ai primi dell’Ottocento e il mulino (tutt’ora abitato) funzionò fino agli anni ’40 del Novecento.

Per conoscere l’architettura e la storia dettagliata del complesso di San Salvatore di Giugnano:
http://www.agrisanguglielmo.it/

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