Le ceramiche Robbiane a Santa Fiora

Santa Fiora

Santa Fiora

 

Il paese vecchio di Santa Fiora è una continua scoperta, tutto quello che ci circonda è memoria presente di eventi storici e leggendari; nell’addentrarci nel borgo, grazie a questo, il nostro cammino assume un altro significato, come quando si varca la soglia della chiesa delle Sante Flora e Lucilla.

Al suo interno si trova un’importante e rara collezione di terrecotte robbiane. Si tratta di bassorilievi realizzati con la particolare tecnica della terracotta invetriata, che permette di ottenere bianchissime figure stagliate su un fondo azzurro e contornate da fregi vegetali di fiori e frutta.

 

 

 

Chiesa delle Sante Flora e Lucilla a Santa Fiora

Chiesa delle Sante Flora e Lucilla a Santa Fiora

‘Quella di Santa Fiora è una delle più imponenti e significative collezioni di opere robbiane, e, con quelle di Radicofani, unico esempio di arte fiorentina in un territorio culturalmente soggetto al dominio dell’arte senese, vennero realizzate su commissione del Conte Guido Sforza da Andrea della Robbia tra il 1465 e il 1490 per ornare la cappella di famiglia.

Le Robbiane a Santa Fiora

Le Robbiane a Santa Fiora

 

Oggi queste opere, di rara e sobria bellezza, sono collocate lungo le pareti interne dell’edificio. Oltre a un bellissimo crocifisso, a un tabernacolo per gli oli santi e ad un pulpito (decorato con tre pannelli raffiguranti L’Ultima Cena, la Resurrezione e l’Ascensione), nella parete destra si trova un trittico con L’Incoronazione della Vergine al centro, e ai lati Le stimmate di san Francesco e San Girolamo penitente.

Le Robbiane a Santa Fiora

Le Robbiane a Santa Fiora

 

Tra tutti i bassorilievi conservati il più imponente e interessante è quello raffigurante L’Assunzione della Vergine, nel quale le figure centrali, che si stagliano sul fondo azzurro, sono sormontate da una lunetta con l’Eterno benedicente; in basso, agli spigoli della predella, che contiene delle storie sacre, si trovano gli originali stemmi degli Sforza di Cotignola.’

testo via http://www.parcodeglietruschi.it

 

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