Santa Fiora: un bosco, un convento, fra storia e leggenda

Convento SS Trintà, Santa Fiora

Convento SS Trintà, Santa Fiora

 

Il convento di SS Trinità si trova nel comune di Santa Fiora, nella frazione di Selva, un luogo denso di storia e leggenda.

Si racconta di ‘un vero miracolo avvenuto con l’aiuto della Madonna, tanto che i resti del drago furono donati per riconoscenza e per grazia ricevuta, ad una chiesa di Roma. Tutti, meno la testa…Il teschio del drago, abbandonato per decenni nella chiesa del convento della Selva, è tornato nel convento di SS. Trinità nel 2010, per far rifiorire la voglia di scoprire i posti dove un tempo tiranneggiò e che oggi gli affidano il difficile compito di diffonderne l’immagine leggendaria e simbolica’.

 


Il convento si trova alle falde del Monte Calvo, il bosco, in quella parte di Santa Fiora, si fa di un verde intenso e scuro, lì si scorge il convento la cui struttura originaria dovrebbe risalire all’XI secolo.

Convento SS Trintà, Santa Fiora

Convento SS Trintà, Santa Fiora

La leggenda narra che..verso la fine del quattrocento, regnava nella Contea di Santa Fiora il conte Guido Sforza, figlio di Bosio e di Cecilia Aldobrandeschi. I sudditi non erano molto contenti della signoria venuta da lontano ma dovettero comunque accettarla. In quegli anni circolava voce che le folte boscaglie del contado e la fitta rete abetina, vicina la Convento dei frati di SS. Trinità di Selva, fossero infestate da un orribile drago, un mostro demoniaco, forse lo stesso Lucifero in persona, tanto che per nominarlo veniva usata l’espressione ‘Cifero serpente’.

Convento SS Trintà, Santa Fiora

Convento SS Trintà, Santa Fiora

Ogni tanto spariva un pastore o un boscaiolo, sparivano pecore maiali e vitelli…nessuno lo aveva visto direttamente ma si parlava di tracce di smisurate orme e l’angoscia e la paura aumentavano giorno dopo giorno. La situazione era insostenibile e il giovane Guido Sforza annunziò ai suoi sudditi che sarebbe andato da solo in cerca di ‘Cifero serpente’. Lo avrebbe affrontato da solo, nella selva, senza l’aiuto di altri, per poi eliminarlo. Nessuno ebbe il coraggio di seguirlo nell’impresa.

Convento SS Trintà, Santa Fiora

Convento SS Trintà, Santa Fiora

Per fugare ogni dubbio il conte tornò al Castello di Santa Fiora con le spoglie del terribile mostro, si presentò con l’orrendo teschio del drago, ne consegnò una parte ai frati del Covento di Selva e l’altra metà la consegnò alla Trinità dei Monti a Roma.
Nella nuova chiesa fatta ricostruire dal Conte, la testa del drago fu oggetto di grande venerazione da parte dei fedeli, che la ossequiarono per molti secoli col rito del bacio.
(da Cento leggende di Maremma a cura di Lucio Niccolai, edizioni Effigi)

English Version

The Saint Trinity Convent is located in the municipality of Santa Fiora, in the village of Selva. It is said of  “a real miracle that took place with the help of Saint Mary, so that the remains of the dragon were donated to a church in Rome for gratitude.” All but the head … The skull of the dragon, abandoned in the convent’s church, was brought back to the convent of the Holy Trinity in 2010, to let people discover the places where the dragon spread terror.

The monastery probably built in the 11th century, is situated at the foot of Monte Calvo, in a thick, green and dark forest.

Legend has it that: .. towards the end of the 15th  century, the County of Santa Fiora was ruled Count Guido Sforza, son of Bosio and Cecilia Aldobrandeschi and in those years people said that the thick woods near the Convent were haunted by a horrible dragon, a demonic monster, maybe Lucifer himself, as people called it ‘Cifero snake‘…

Every now and then a shepard or a lumberjack disappeared, sheep, pigs and calves disappeared too …  no one had seen the dragon but they said that enormous footprints were found, anxiety and fear increased in the population day by day. The situation was unbearable and the young Guido Sforza announced to his subjects that he would go in the forest in search for the ‘Cifero snake ‘. He would face it by himself, without any help and kill it. No one had the courage to follow him.

To chase away any doubts the Count returned to the Castle of Santa Fiora with the remains of the terrible monster, heshowed up with the horrible dragon’s skull and he gave a portion of it to the monks of the Convent and the other half to it to the Trinità dei Monti in Rome.

Count Guido Sforza rebuilt a new church where the head of the dragon was displayed and it was venerated by the churchgoers for many centuries with a ritual kiss.

(from Cento Leggende di Maremma -A Thousand Legend of Maremma – edited by Lucio Niccolai, Effigies editions )

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...