‘Il profeta dell’Amiata’, Davide Lazzaretti

Monte Labro

Monte Labro

La vicenda sociale e religiosa di Lazzaretti rappresenta, nel contesto storico della montagna amiatina e più in generale nella storia delle classi subalterne dell’Italia post-unitaria, un momento utopico di grande suggestione e coinvolgimento.

Ad Arcidosso c’è il Centro Studi,  dedicato alla figura di David Lazzaretti (1834-1878), che si proponeva come strumento di Dio per compiere una grande missione riformatrice.

Presso il centro studi, ci sono  due specifiche sezioni: documentaria ed espositiva il Centro studi vuole dunque ricostruire quella vicenda con l’ausilio di fotografie, dipinti, vestiti, stendardi e di una vasta documentazione bibliografica ed archivistica prodotta dal movimento lazzarettista; documentazione oggi catalogata e messa a disposizione di studiosi e ricercatori.

Centro studi Davide Lazzaretti

Centro studi Davide Lazzaretti

Non ci addentriamo nella sua filosofia, molti libri sono stati scritti in merito da storici, teologi e studiosi del ‘profeta’, figura ancora attuale, spesso oggetto anche di ricerche da parte di esperti. Per questo, lasciamo a loro la parola. Per noi rimane affascinante la sua figura di mistico, riformatore soiciale, per taluni anche rivoluzionario. Che è riuscito a destare, non solo con le parole, ma anche con i fatti una grande attenzione intorno alla sua figura.

Centro studi Davide Lazzaretti

Centro studi Davide Lazzaretti

Siamo agli inizi dell’800, Davide nasce in una famiglia di barrocciai, ad Arcidosso, il 6 novembre del 1834, secondo di sei fratelli. I barrocciai erano figure rilevanti per l’economia del territorio:  assicuravano i collegamenti  ed il trasferimento di merci e materie prime  su percorsi difficili e irti. Erano ‘conosciuti nel mondo perché soliti spingersi fino al mare’, e il contatto con altre realtà, le informazioni che potevano ricavarne, assicuravano loro un ruolo particolare anche dal punto di vista di trasmissione culturale. Davide Lazzaretti, dopo aver appreso dall’arciprete don Francesco Pistolozzi  i primi rudimenti della lettura e della scrittura, fu avviato alla professione che già esercitavano il padre e il fratello maggiore e proprio in occasione di uno dei primi viaggi in Maremma, appena quattordicenne, ebbe una visione che avrebbe cambiato il corso della sua vita.

Progetto torre giurisdavidica

Progetto torre giurisdavidica

Monte Labro. La scelta di un luogo così ricco di fascino, ideale per il ritiro ascetico, la meditazione, il totale isolamento, non dovette essere casuale. Dopo il 1870 si avviò la costruzione di una torre circolare (simbolo dell’arca della Nuova alleanza fra popoli riconciliati con Dio) e di un eremo i cui ruderi dominano ancora la parte sommitale del Monte. L’eremo rappresentava il luogo di riunione e di ristoro frugale: al piano terra c’era un’ampia cucina, il magazzino per i prodotti della terra e la stalla; al piano superiore sei celle dove alloggiavano David e i suoi più vicini compagni. Quando crebbe il numero degli Eremiti anche l’ultimo piano fu adibito al pernottamento. La sera del sabato i seguaci saliti al Monte per partecipare alle funzioni religiose che si protraevano fino alla domenica, venivano ospitati nelle altre stanze terrene o in capanne circostanti.

Davide Lazzaretti, l'uccisione

Davide Lazzaretti, l’uccisione

‘Se volete la misericordia porto la misericordia, se volete il mio sangue ecco il mio petto, io sono la vittima’. Queste sono le parole pronunciate da Davide prima dell’uccisione che avvenne la mattina del 18 agosto 1878, quando una processione colorita e composita si mosse dal Monte Labbro per recarsi ai santuari mariani di Arcidosso e Castel del Piano. La gente dalle campagne di Roccalbegna, Arcidosso e Santa Fiora e dei villaggi arroccati sui crinali del monte si assiepava lungo la strada e ingrossava via via, il corteo. Davanti a tutti, marciava Davide Lazzaretti. Aveva una camicia rossa e i pantaloni bianchi, che ricordavano la divisa militare garibaldina, un elmo sormontato da una piccola croce con tre piume di struzzo e un grande mantello celeste foderato di rosso. Giunto all’ingresso di Arcidosso, la processione fu fermata da un drappello di carabinieri. Dalla folla assiepata, in un crescendo carico di tensione, cominciarono a volare dei sassi, non si sa da chi lanciati e perché. Fu come il segnale atteso: un milite si inginocchiò, prese con calma la mira, fece fuoco. David, centrato in fronte, cadde al suolo in fin di vita.

(tratto da David Lazzaretti ‘Il racconto della vita, le parole del ‘profeta’ di Lucio Niccolai, edizioni Effigi)

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