La donna nella civiltà etrusca

donna etrusca

Donna Etrusca. Foto di Musei di Maremma

Ieri, 8 marzo, per celebrare la Giornata Internazionale della Donna, abbiamo voluto raccontarvi, attraverso le parole di nonna Elvira, com’era essere donna in Maremma più o meno tre generazioni fa . Oggi facciamo un salto molto più indietro nel tempo, fino all’epoca etrusca…. Sì, perché anche in tema di considerazione e dignità della donna, questo popolo misterioso e affascinante ci offre un bell’esempio di civiltà e modernità.

Le donne etrusche rappresentano ancora oggi un esempio senza precedenti nella storia di partecipazione alla vita quotidiana e sociale in pari dignità e totale collaborazione con gli uomini. Per i Latini e per i Greci la donna doveva essere “lanifica et domiseda”, cioè doveva passare la sua vita seduta in casa a filare la lana; essere sottomessa al marito e “pater familias”, che esercitava su di lei il diritto di vita o di morte, almeno nelle epoche più antiche. Al contrario, la donna etrusca godeva di una grande considerazione e libertà ed aveva un suo status sociale.

Le donne etrusche potevano ricevere un’istruzione e partecipare alla vita sociale, economica e culturale. Esse non erano semplicemente relegate ai ruoli domestici, ma prendevano parte attivamente alla vita pubblica, erano preziose consigliere dei loro uomini, potevano persino ambire a cariche pubbliche.

Nella civiltà etrusca la donna aveva diritto ad un nome completo, poteva trasmettere il proprio cognome ai figli, soprattutto nelle classi più elevate della società; poteva  essere titolare di attività produttive e possedere schiavi. Aveva diritto ad una propria tomba ed era titolare di atti di compravendita e di successione ereditaria. Molto probabilmente le donne etrusche ricoprivano anche cariche sociali e religiose, anche se i diritti politici erano riservati ai soli cittadini maschi.

simposio etrusco massa marittima

Il Simposio Etrusco

La donna etrusca poteva partecipare ai banchetti conviviali, addirittura condividendo la mensa con il proprio marito e con gli altri ospiti presenti al banchetto; poteva inoltre assistere alle cerimonie pubbliche, ai giochi sportivi, alle danze, ai concerti e agli spettacoli. Viveva pienamente, usciva spesso, come ci narra Tito Livio, “senza arrossire per essere esposta agli sguardi degli uomini”. Le donne etrusche potevano vestirsi liberamente e tenevano molto alla loro bellezza: in alcune tombe “femminili” sono stati ritrovati pettini, cucchiaini da cosmesi, spilloni per l’acconciatura, pinzette depilatorie, il tutto in argento o argento dorato, numerose ampolle in alabastro per le essenze e gli unguenti, di preziosa fattura. Tutta questa cura del proprio corpo e questa ostentazione della propria bellezza in seguito fu bollata dai Romani come licenziosità, tanto che etrusca in alcuni casi divenne anche sinonimo di “prostituta”.

fibula

fibula

Ma la donne etrusche erano anche le regine della casa, come testimoniano gli utensili da cucina, i vasi, i piatti, i recipienti da cucina rinvenuti nelle necropoli. Le donne etrusche non si accontentavano, per i lavori di cucina, di utensili rozzi e malfatti, ma esigevano materiali di primo ordine ed oggetti di qualità.

simposio etrusco

Utensili della cucina etrusca

La donna etrusca sapeva tessere e filare, era molto apprezzata e stimata dall’uomo e pare riuscisse a conciliare molto bene la propria vita sociale con quella familiare, l’essere moglie e madre ed avere allo stesso tempo cura di sé e della propria immagine.

telaio etrusco

Ricostruzione di telaio etrusco – Museo Archeologico di Massa Marittima

Non è noto se i diritti sociali e i doveri degli uomini fossero gli stessi per le loro compagne; tuttavia risulta evidente che la posizione della donna dovesse essere molto importante e che essa non fosse di molto inferiore a quella del marito e dei fratelli.
In diversi casi le statue-ritratto delle mogli, nei monumenti funebri, si trovano accanto a quelle dei mariti ed anche le iscrizioni funebri hanno lo stesso tono di elogio sia per l’uomo che per la donna.
Nelle epigrafi talvolta accanto al cognome della donna si può leggere il nome personale, segno del desiderio di mostrarne l’individualità all’interno del gruppo familiare: Ati, Culni, Fasti, Larthia, Ramtha, Tanaquilla, Veilia, Velia, Velka i nomi femminili più frequenti …

donna etrusca

Riproduzione di donna etrusca – Museo Nazionale Etrusco di Chiusi

 

Yesterday, March 8, to celebrate the International Women’s Day, we wanted to write, through the words of grandmother Elvira,  how it was to be a woman in Maremma about three generations ago. Today we take a leap back in time, to the Etruscan era as dignity and respect to women were common at that time, this mysterious and fascinating people gives us a fine example of modernity and civilization.

Etruscan women still represent an unprecedented example in history regarding participation in every day and social life, in equal dignity and full collaboration with men. For Romans and Greeks the woman had to be “lanifica et domiseda,” meaning that she had to spend her life sitting in the house to spin wool, be submissive to her husband and “pater familias”, who exercised the right to life or death over her, at least in ancient times. In contrast, the Etruscan woman was highly esteemed and had her freedom together with a social status.

Etruscan women could get an education and participate in social, economic and cultural life. They were not simply relegated to domestic roles, but took an active part in public life, they were valuable advisers to their men, they could even aspire to public office.

Etruscan women were entitled to a full name, their last name could be transmitted to their children, especially in the higher classes of society, they could own productive assets and slaves. They were entitled to their own grave and hold sale and inheritance deeds. Probably Etruscan women covered religious and social positions, even if the political rights were reserved to male citizens onl .

Etruscan women could participate in convivial banquets, even sharing the table with their husbands and other guests attending the banquet, they could were also attend public ceremonies, sports games, dances, concerts and shows. They lived fully, went out quite often, as Livy (Titus Livius Patavinus) tells us “without blushing for being exposed to the gaze of men” Etruscan women were able to dress freely and cared much about their beauty: in some “female” tombs, combs, spoons for cosmetics, hair pins, tweezers in silver or silver gilt were found together with  numerous fine alabaster ampoules for keeping essences and perfumes. Their body care, their ostentation of beauty were later branded by the Romans as licentiousness and in  some cases the word “Etrusca” (Etruscan woman)  became synonymous with “prostitute”.

Etruscan women were keen householders as evidenced by cooking utensils, pots, dishes, etc found in necropolis. Etruscan women required high quality kitchen tools

It  is not known if social rights and duties of men were the same as their wives, however it is clear that their status was very important and not much inferior to that of their husbands and brothers.

In several cases,  portrait-statues of women found in tombs, were located next to their husbands’, funerary inscriptions had the same tone of praise for both men and women.
The inscriptions bore the women’s surname together with their first name too, to show their individuality within the family group. Here a list of firs names: Ati, Culni, Fasti, Larthia, Ramtha, Tanaquilla, Veilia, Velia, Velka….

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2 pensieri su “La donna nella civiltà etrusca

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