Il Mestiere del Bosco in Maremma

Bosco nei pressi di Sassofortino

Bosco nei pressi di Sassofortino

La Maremma è vestita di verde: colline ricoperte di boschi, dietro alle quali si estendono.. altre colline ricoperte di boschi.

Un vero tesoro, nonché una risorsa da sfruttare e preservare. Macchie di cerri, lecci, ornielli, carpini, albatri (corbezzoli), frassini, testucchi (acero campestre), scopi (erica), castagni.. l’elenco sarebbe lunghissimo. Una ricchezza di varietà stupefacente.
Oggi, come in passato, i boschi della Maremma sono stati una fonte di sostentamento vitale per i suoi abitanti: pensiamo, ad esempio, a quanto siano importanti il lavoro del bosco e la produzione di legname.

Poniamo subito i puntini sulle i: quando si parla di industria boschiva, non ci dobbiamo immaginare lo sconsiderato disboscamento o la riduzione delle foreste per far spazio all’urbanizzazione. L’attività di produzione di legname è regolamentata da norme precise e molto severe, con una stagione di taglio ben definita (che va da ottobre a marzo) ed una condotta del lavoro che garantisca l’assoluta sostenibilità del ciclo di riproduzione della vegetazione. Siamo orgogliosi della nostra verde Maremma e ci sta a cuore che ciò si possa conservare.

Enormi piante di leccio

Enormi piante di leccio

Il “mestiere del bosco” è sempre stato un duro lavoro, che necessita di conoscenze talvolta acquisibili solo tramite l’esperienza.
Diverse sono le mansioni che i boscaioli svolgono: tagliare, “ramicciare”, “ammetrare”, “smacchiare”, caricare.. ma andiamo per ordine.

Per prima cosa, si deve provvedere all’abbattimento delle piante, facendo attenzione a scegliere gli alberi giusti; come detto, bisogna dare la possibilità al bosco di autorigenerarsi e questo si ottiene attraverso la salvaguardia delle “matricine”, piante di diverse generazioni, che non vengono abbattute, lasciate a breve distanza l’una dall’altra. In più, si devono assolutamente mantenere gli alberi da frutto, che servono da nutrimento agli animali selvatici. In passato, l’abbattimento avveniva con seghe manuali, accette, scuri, mentre oggi vengono impiegate le motoseghe: il lavoro non è molto più leggero, ma sicuramente più veloce. Anche i tagli devono essere fatti a regola d’arte, direzionando la caduta della pianta in modo preciso ed effettuando tagli netti in modo che le ciocche con le radici che restano nel terreno siano radenti al suolo e seguano il suo andamento naturale.
Una volta effettuato l’abbattimento, i tronchi e i rami vengono spezzati alla misura desiderata: il legname da costruzione viene tagliato molto lungo, ma sarà, nei nostri boschi, più frequente vedere legname da ardere, spezzato a un metro. La misurazione viene stimata prevalentemente ad occhio dal boscaiolo, che sa come “adattare” l’unità di misura in funzione del proprio tornaconto.
Il legname spezzato viene, quindi, ripulito dai piccoli rami con pennati o roncole (fase detta della “ramicciatura“) e poi sistemato in cataste misurate in metri steri (metri cubi approssimati), affinché la produzione possa essere quantificata (ammetratura); anche in questa fase, è importante la maestria del tagliatore, il quale deve saper formare le cataste che contengano più o meno legname, secondo il proprio interesse.

Cataste di legna ammetrata

Cataste di legna ammetrata

A questo punto della lavorazione, interviene un’altra figura: quella dello “smacchino” o del vetturino. La legna deve essere “smacchiata”, cioè portata via dalla macchia. Un tempo, il trasporto veniva eseguito dai vetturini con i loro muli: il mestiere era molto difficile, perché includeva anche la capacità di saper governare il bestiame. Al giorno d’oggi, i muli sono stati quasi del tutto sostituiti dai trattori forestali, guidati in terreni impervi e al limite delle prestazioni meccaniche; in pendii particolarmente scoscesi, si usano talvolta verricelli forestali oppure gli smacchini “buttano la legna”, cioè la lanciano a forza di braccia in luoghi più accessibili. Una volta che il legname è stato caricato nelle “casse” dei trattori o sui rimorchi, viene trasportato negli “imposti”, spiazzi o piazzole solitamente al margine del bosco, dove viene stipato in grandi cataste. Forse più di una volta avrete visto, viaggiando per le strade, cartelli di località denominate Imposto: in quasi tutti i casi, l’origine del nome è da ricondursi proprio al loro storico impiego nel settore forestale.
Infine, dagli imposti la legna viene prelevata e caricata sui camion e sugli autotreni, molto spesso tramite l’utilizzo di caricatori forestali, e consegnata a magazzini e segherie, dove avviene l’ultima fase della lavorazione, ossia la riduzione in pezzi di piccole dimensioni perché possa essere bruciata in caldaie, stufe e caminetti.

Fase di smacchio

Fase di smacchio

Dal punto di vista economico, il processo di produzione di energia tramite la combustione del legname è abbastanza complesso e coinvolge una moltitudine di soggetti. Si tratta, comunque, di una fonte di energia rinnovabile, che può e deve essere sfruttata in modo sostenibile.
Dal punto di vista storico e culturale, il mondo del bosco è un calderone di conoscenze antiche e di nuove tecnologie; il mestiere del boscaiolo viaggia a cavallo tra il calcolo matematico ed empirico, tra la tradizione e l’innovazione, tra le norme di sicurezza e il rischio intrinseco nel lavoro stesso. Storie trasformate in leggende, disavventure e barzellette: per riuscire a capirne davvero il senso, bisogna imparare a guardare questo universo da vicino, avere il tempo di fermarsi a chiacchierare con i personaggi, a volte inverosimili, che lo popolano, lasciarsi insegnare: nel mestiere del bosco, il troppo orgoglio può costar caro.

Ciclo di produzione

Ciclo di produzione

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Un pensiero su “Il Mestiere del Bosco in Maremma

  1. Articolo davvero molto dettagliato e interessante, complimenti! La funzione delle varie macchine agricole e forestali e le fasei delle operazioni sono state descritte in maniera chiara ed esaustiva, e le immagini scelte per accompagnare il testo sono la ciliegina sulla torta. Leggerò ancora questo blog!

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