Famiglie di un tempo in Maremma

Antico focolare

Antico focolare, Photo credit is-arrioresus.blogspot.com

Foto di un tempo, capitata in mano quasi per caso. Un sacco di gente: il gruppo centrale, costituito da mamma-babbo e i tre loro figli, rispettivamente mia mamma e i miei zii, mi é chiaro, ma, tutti gli altri, chi sono? Una folla composita, quasi ammassata intorno al sofà a fiori, il viso della bimba piccola semicoperto dalla manica abbondante della signora in piedi sulla destra. La fotografia é un po’ buia, l’abat-jour accanto al divano non é stata sufficiente ad illuminare il salottino buono; forse per la mancanza di nitidezza, nasce un senso di fastidio da quell’affollamento. É lo stesso imbarazzo di quando si entra in ascensore con persone che non si conoscono. Ci sarebbe voluta una villa per contenerli tutti e invece la casa, per quanto ricordi, era abbastanza piccola, a più piani, con finestre strette e lunghe. Spesso gli ambienti più grandi erano le cucine, dove troneggiavano camini giganteschi con tanto di panche in pietra ai lati. Era lì che la sera si riuniva l’intera tribù a lavorare a maglia, a sgranare i fagioli e a terrorizzare i bambini con fiabe che di fiabesco avevano ben poco. Le camere erano piccole perché uno spazio maggiore sarebbe stato troppo difficile da riscaldare. Si andava a letto con frate e scaldino e spesso si dormiva in promiscuità con fratelli o nonne, mentre i più piccini, riposavano con mamma e papà.  I piani inferiori erano destinati alle stalle, usate talvolta come toilettes, in modo da sfruttare per i piani superiori il calore degli animali, e alle cantine che ospitavano vino e ogni genere di alimento: c’erano gli ziri dell’olio, i cocci con le granaglie nel mezzo alle quali si conservavano anche le salsicce, e ripiani per le cassette di legumi secchi, di frutta e per la stagionatura del formaggio.  Sul retro della casa c’era quasi sempre un piccolo pezzo di terra, un po’ orto, un po’ pollaio, con la barcaia delle legna da ardere e qualche albero da frutto.

Numerosa famiglia di un tempo

Numerosa famiglia di un tempo, Photo credit sanmichelealfiume.it

Le famiglie erano veramente numerose per la mancanza di metodi contraccettivi e perché i figli erano considerati una vera ricchezza. Chi ne aveva avrebbe avuto compagnia per la vecchiaia e aiuto per tirare avanti non appena fossero stati in grado di lavorare. Esisteva ancora l’orgoglio di tramandare il soprannome della famiglia, frutto dello stesso senso di appartenenza che faceva chiedere “Di chi sei?” al momento delle presentazioni (avveniva cioè l’identificazione attraverso l’albero genealogico). Era il risultato indiretto di questo sentimento anche la ricerca del figlio maschio, obiettivo raggiunto spesso dopo molti tentativi. Poteva capitare perciò che i figli venissero battezzati Prima/o, Seconda/o ecc. con evidente economia di fantasia o che, stanca per l’elevato numero di parti, la mamma si accordasse con il marito per una augurale Finimola (finiamola) o un propositivo Ultimo. I bambini venivano cresciuti insieme ai fratelli, alle sorelle più grandi e più piccine. Nonostante le difficoltà economiche, la distinzione tra mio e tuo non era affatto forte e capitava di allattare i figli degli altri, se la loro mamma non poteva, o di dar da mangiare e trovare addormentati nel letto la ragazzina vicina di casa. L’educazione dei figli era affidata quasi esclusivamente alle figure femminili, la mamma o la nonna, e in parte ai fratelli o alle sorelle più grandi, ma la fanciullezza durava ben poco.

Le diverse tappe della vita erano anticipate: l’età scolare era più breve perché limitata dal precoce inizio di quella lavorativa, ci si sposava anche in età adolescenziale e, a causa della peggiore qualità di vita, si invecchiava e si moriva prima. Per la grande quantità di figli, poteva capitare di avere zie coetanee che sfornavano pargoli piangenti della stessa età dei loro fratelli più piccoli. Proprio una gran confusione.

Ritratto di nonno

Ritratto di nonno, Photo credit http://www.isciammiadi.it

In mezzo a tutto questo cicalio, la figura del nonno, severo, di età non ben definibile, seduto vicino al fuoco. Tutti gli davano del voi e, nonostante non parlasse molto, si sentiva palpabile nell’aria la sua autorevolezza. Portava lo stesso nome di suo padre e di suo figlio, in segno di rispetto, come voleva la tradizione. Ci si rivolgeva con reverenza alla sua saggezza ogni volta che c’era una difficoltà seria o una questione delicata; d’altronde veniva chiamato come sensale, cioè mediava e certificava le compravendite di bestiame, facendo da garante davanti alla legge e perciò aveva accumulato una grande conoscenza dell’animo umano e delle cose della vita. A lui era destinato il posto a capotavola, il taglio delle carni in occasione della macellazione del maiale e il “boccone del prete” quando si mangiava il pollo. Aveva occhi piccoli e scuri capaci di riportare all’ordine con un solo guizzo perfino le dispute becere tra suocera e nuora, le due eterne contendenti, e si accendevano di amore quando guardava i bambini giocare o porgeva loro piccole delizie, di noci e fichi secchi.

 

 

 

 

 

English Version

 

A picture from the past, found almost by chance. A lot of people in it: the central group, formed by a mum, dad and their three children: my mother, my aunt and uncle, this is clear to me, but who are the others?A crowd, around the floral-patterned sofa, the little girl’s face half-covered by a lady’s sleeve standing on her right. The picture is a bit dark, the lamp next to the sofa has not lightened up the tiny living room, perhaps due to the lack of light, a sense of discomfort arises from the picture. It is the same embarrassment when you get into an elevator crammed with people you do not know.

 

 

It would take a villa to hold them all, but that home, as I can remember, was quite small, though a multi-storey building, with long narrow windows. Often the larger rooms were the kitchens, with huge fireplaces and stone benches at the sides. It was around the fireplace that the whole “tribe” gathered in the evening to knit, shelling beans and terrorize children with gruesome fairy tales.Bedrooms were small as it was easier to heat them up. We went to bed with a bed warmer and often slept in promiscuity with siblings or grandmothers, while the little ones were resting in their mum and dad’s bed. In the lower floors there usually was a stable and the warmth of the animals was exploit to warm up the upper floors.The basement was used for keeping wine and all kinds of food, as a larder: there were jars of olive oil, grains where sausages were kept, shelves full of boxes of dried vegetables and fruit, some of the shelves were used for ageing the cheese. In the backyard there usually was a small vegetable garden, a little chicken coop, a stack of firewood and a tiny orchard too.

 

Families were large either for the lack of birth controls and because children were considered a real treasure. Parents would have company and care in their old age, children were also of great help in the household or in fields. There was pride in passing the nickname of the family, the same sense of belonging in asking “To whom do you belong?” when people met ( i.e. the identification was made through the family tree).Parents always wanted a baby boy and sometimes this happened after many attempts. Therefore children were often named Prima/a (First and its female) or Seconda/o (Second) etc. , with much lack of fantasy. The mother often tired of the too many births would agree to call her new born Finimola (let’s stop it) or a meaningful Ultimo (Last)!Small children were brought up together with their brothers and sisters. Despite economic difficulties, everybody shared everything: mothers happened to breastfeed other people’s babies, if their mother had not enough milk. The education of children was entrusted almost exclusively to female figures, mum or grandma, and partly brothers or older sisters, but childhood lasted very little.

 

 

The different stages of life were much shorter than they are nowadays: school age was shorter because it was limited by the early beginning of work, people got married in adolescence and poor life conditions led to premature old age and death.

 

 

Then there was the austere figure of the grandfather, his age not well defined, sitting by the fire place. Although he did not speak much, his authority was perceptible in the air. He bore the same name as his father and his son as a sign of respect, according to tradition .He was referred to with reverence every time there was a problem or a delicate matter to solve, moreover, he was also called to mediate and certify the sales of livestock, acting as a warrantor before the law and therefore he had great knowledge of the human soul and life.He sat at the head of the table, and ate the best parts of the chicken. His eyes were small and dark and brought back the order with only a flicker of his eyes even in conflicts between mother-in-law and daughter-in-law. Love lit his eyes when he watched his granchildre playing, giving them small treats such as nuts and dried figs.

 

 

 

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