Improvvisar Cantando

I Briganti di Maremma

I Briganti di Maremma
Foto di: Daniela ChiccodiGrandine Battafarano

Chi ha visitato almeno una volta la Maremma, si sarà sicuramente ritrovato coinvolto in qualche festa di paese. Se ne organizzano a dozzine, ogni abitato, seppur minuscolo, ha la propria e, se avete notato, per tutte c’è un comune denominatore: la musica di strada.
Ad animare le vie, i cantori che propongono gli stornelli della tradizione.
Vanno in giro con passo spavaldo, spesso vestiti “alla contadina”, si fermano nelle piazze o in mezzo ai vicoli e subito, un capannello di gente li accerchia per ascoltare i loro componimenti, intonati spesso sull’accordo di una chitarra o poco più. La musica popolare toscana e maremmana è, a dir poco, farcita di doppi sensi, battute taglienti, storielle intriganti; si ascolta, si ride, si cantano i ritornelli conosciuti, si picchietta il tempo col piede o con le dita appoggiati ai muri delle case. Cinque minuti di svago e poi la musica si sposta in un’altra strada.

A metà tra la canzone e la poesia, esiste una tradizione che si può definire essenziale per lo spirito maremmano: la poesia estemporanea in ottava rima. Questo tipo particolare di componimento nasce all’incirca nel 1300 ed è utilizzato anche dall’illustre Boccaccio; tramandato fino ai giorni nostri, è ancora il terreno fertile per i poeti estemporanei e per i loro contrasti improvvisati.
La metrica dell’ottava rima è semplice: si tratta di otto endecasillabi rimati secondo lo schema A-B-A-B-A-B-C-C (sei endecasillabi a rima alternata e gli ultimi due a rima baciata, che costituirà la rima del primo verso dell’ottava successiva). Una volta entrata nell’orecchio dell’ascoltatore, la cadenza rimane facile da seguire, non altrettanto facile è, però, comporre improvvisando.

Il ruolo di poeti estemporanei si fonde, molto spesso, con quello del “maggiolini” o “maggerini”, i quali, fazzoletto rosso al collo e paglietta in testa decorata di fiori, la notte tra il 30 aprile e il 1 maggio, vagano tra borghi e campagne con il loro bagaglio di canzoni, stornelli e novelle. Giunti nell’aia del podere, in base alla generosità dell’offerta del padrone di casa, i maggiolini improvviseranno un buono o cattivo augurio e se ne andranno con i doni ricevuti.
“Che t’entrasse la volpe nel pollaio
e ti mangiasse tutte le galline
t’infilasse la tigna nel granaio
e la disgrazia ‘un’avesse mai fineee…”

Se pensassimo che la tradizione dell’ottava rima in Maremma sia solamente un aspetto che riguarda il passato, ci sbaglieremmo di grosso. I gruppi di maggiolini, cantastorie o comunque vogliamo chiamarli, sono tanti e molto attivi per giunta. Per quanto riguarda i poeti estemporanei, una delle associazioni più in vista del territorio è senza dubbio il Circolo Culturale Sergio Lampis di Ribolla (comune di Roccastrada), che cerca di tramandare e diffondere l’arte di “improvvisar cantando” ed organizza, ogni anno, la Festa della Poesia Estemporanea, dove si tengono le sfide e i botta e risposta dei “duellanti”: la manifestazione è diventata una delle più importanti del centro Italia.
http://www.estemporanearibolla.it/

La tradizione orale maremmana è riconosciuta, ovviamente, anche a livello istituzionale. Di particolare rilievo è il progetto di qualche anno fa denominato INCONTRO, del quale la Provincia di Grosseto è stata il soggetto capofila.
“INCONTRO unisce tre regioni del bacino mediterraneo, Toscana marittima, Sardegna e Corsica, in un comune intento: la conoscenza e valorizzazione delle tradizioni orali, in particolare l’improvvisazione poetica e il teatro popolare.”
http://www.incontrotransfrontaliero.com/progetto.php
Tanti sono stati gli appuntamenti, gli scambi culturali, i confronti tra le usanze: un’approfondita ricerca sull’oralità che ha saputo dar voce ad una conoscenza popolare (passatemi la banalità) sempre più “schiacciata” dall’innovazione.

Nel capoluogo maremmano, inoltre, si può consultare l’Archivio delle Tradizioni Popolari, un vero e proprio scrigno della ricchezza orale maremmana.
Tanti nomi famosi si potrebbero citare in merito: su tutti, forse, Morbello Vergari, che alla scrittura e alla canzone popolare contadina maremmana ha dedicato tutta la sua vita, lasciandoci per fortuna, testimonianze e pubblicazioni in grande quantità.

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