Da Borgo a Borgo

paese sperduto nella Maremma

Paese sperduto nella Maremma

In Maremma, un paese non è un’area abitativa delimitata da un cartello.

Quegli agglomerati urbani che non sono città, perché suddivisi da segnali stradali di inizio e fine, senza soluzione di continuità, qui, semplicemente Non Esistono. Qui, i paesi, te li devi andare a cercare; te li devi conquistare, percorrendo con fatica, chilometri e chilometri di curve, ti devi arrampicare sui colli, attraversare le antiche pianure.

In Maremma i paesi si osservano l’un l’altro da lontano, si scrutano dai versanti delle rispettive alture e mostrano i loro profili in controluce, sfoggiando torri e campanili. I paesi stanno lì a guardarsi e non si muovono: non si espandono, non si ampliano, non cambiano la loro forma; non più, perlomeno. Il loro skyline è pressoché immutato da secoli.

Skyline di Roccastrada

Skyline di Roccastrada

Fieri ognuno della propria identità, vivono con lo spirito da Guelfi e Ghibellini, alimentando la disputa, e la rivalità resta sempre accesa. Fare sistema è solo un’espressione politica, seguita da un sorrisino ironico.
Non fraintendetemi: questo non vuol essere un giudizio critico. Anzi, voglio raccontarvi l’aspetto buono della storia.
Avete presente Darwin e le Galàpagos? Le specie si evolvono in modo autonomo negli ambienti più isolati, spesso originano varianti uniche, autoctone e inamovibili.
Bene, in modo un po’ blando, ecco, questo è proprio ciò che succede in Maremma.
Ogni paese ha una specie indigena di abitanti; persino il vernacolo può variare a distanza di pochi chilometri. Da borgo a borgo cambiano mentalità, tradizioni e cibo. Cambiano le regole per giocare a Scala 40.

Il concetto stesso di “andare in giù o andare in su”, per gli spostamenti all’interno del paese, presuppone una conoscenza pregressa del luogo da cui si proviene e di quello verso cui ci si dirige e può riferirsi ai punti cardinali, come anche all’altimetria!

Se proverete mai a districarvi tra i vicoli di qualcuno di questi paesini, lasciate perdere i nomi delle vie; tutte le strade hanno una targhetta col nome, ma ogni paesano che si rispetti si orienta in base a indicazioni inequivocabili del tipo “davanti la casa di Coso”, “lì dove prima c’era la bottega di Coso”.. che anche a sapere dove stava in passato la bottega di Coso, prima comunque bisogna scoprire Chi sia, questo famigerato Coso. E allora parte la spiegazione genealogica costruita rigorosamente sui soprannomi, che si tramandano di padre in figlio, che vanno in eredità alle mogli; appellativi di cui, spesso, si è quasi persa l’origine, ma che, incuranti del tempo che passa, persistono. Nei paesi in Maremma, si attaccano ancora i “fogli dei morti” con scritti i soprannomi più diffusi tra parentesi, sotto al nome anagrafico del povero scomparso.
Il delirio vero, poi, lo affrontiamo con la libera interpretazione della legge e del Codice della Strada: lì ci si può parcheggiare tranquilli, anche se c’è il divieto, là ci sarebbe il disco orario, ma non c’ha mai guardato nessuno. Nel paese, ci si sente in diritto di derogare a certe regole, secondo l’uso comune radicato negli anni, come anche ad esercitare un controllo sociale su chicchessia, ignorando del tutto la privacy altrui.

Piaccia o meno, questa è la comunità vera. Questa è la comunità spontanea che è creata dalla gente e da questa condivisa; è fatta a misura di “gente”, modellata secondo i propri interessi. Questa è la comunità del paese.

Che decide, ancora, di avere del tempo da perdere.

Un modo per ammazzare il tempo

Un modo per ammazzare il tempo

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