Tradizioni di Maremma: il gioco del Panforte

Panforte di Maremma

Panforte di Boccheggiano

Le vicende della Maremma sono intrecciate con quelle della città di Siena sin dal Medioevo e l’influsso della cultura senese è rintracciabile ancora oggi nell’arte, nelle tradizioni ed anche nella gastronomia maremmane.

Il Panforte ad esempio, uno dei dolci più rappresentativi di Siena, ha una sua storia anche in Maremma, dove oltre ad essere presente sulle tavole natalizie insieme a cavallucci e ricciarelli, nel periodo delle feste di Natale e Capodanno diventa protagonista di un gioco tipicamente popolare: il gioco del panforte.

La conquista della Maremma è stata per la Siena medievale un’impresa lunga e tormentata, fatta di scontri, battaglie, accordi diplomatici, tradimenti ed assedi culminati con l’inclusione nella Repubblica di Siena tra Tre e Quattrocento.

Ma è stata anche una storia di influenze culturali, date proprio dalla vicinanza geografica prima e dal dominio diretto dopo: basti pensare alla presenza in Maremma di alcuni dei maggiori artisti di ambito senese, come Duccio di Buoninsegna, Ambrogio Lorenzetti o Giovanni Pisano.

Il Panforte, come la maggior parte dei dolci locali, ha origini antiche: le prime testimonianze scritte datano all’anno Mille, quando era chiamato Pane Natalizio, Pane Aromatico o Pan Pepatus. Si tratta di un dolce molto ricco, fatto di ingredienti un tempo rari e costosi quali lo zucchero, la frutta candita, le mandorle e soprattutto le spezie: per questo motivo era destinato ai nobili ed al clero e la sua preparazione era appannaggio degli speziali.

Il nome deriva da una ricetta ancora più antica, una focaccia arricchita con la frutta fresca, che in cottura dava all’impasto un sapore acido, “forte” appunto.

Il panforte “bianco” che oggi conosciamo (con lo zucchero vanigliato al posto del pepe nero e senza il melone), detto anche panforte “Margherita”, è una variante ottocentesca dell’originale, ideata in occasione di una visita a Siena della Regina Margherita.

Panforte Margherita

Panforte Margherita

Nonostante l’origine aristocratica, nel recente passato il Panforte è stato protagonista di un intrattenimento tipico del periodo invernale; un gioco fatto di pochi elementi (bastano un panforte, un tavolo ed un mestolo di legno), praticato nelle case e nei poderi, soprattutto nelle sere di festa, quando le famiglie si riunivano in tavolate numerose.

Gioco del Panforte

Il gioco del Panforte: gli strumenti necessari

Il gioco del panforte ha regole semplici e molto rustiche: i giocatori si dividono in due squadre, che devono a turno lanciare un panforte, ben incartato in carta gialla o carta di giornale, per proteggerlo e renderlo scivoloso e pesante al punto giusto, su di un tavolo (meglio se uno dei lunghi tavoli per le famiglie numerose di una volta), fino al lato corto opposto e quanto più vicino possibile al bordo. Vince chi si avvicina di più al bordo o addirittura fa “cacio”, ovvero chi riesce a far rimanere il panforte in bilico sul bordo del tavolo senza farlo cadere. La sporgenza viene misurata da un “arbitro” sul manico del mestolo di legno: appare chiaro, dunque, come l’arbitro sia la figura chiave di tutto il gioco, che dirige ed anima la partita, contestazioni comprese.

gioco del Panforte

Il gioco del Panforte: il “cacio”

Una volta raggiunto il punteggio stabilito in partenza, comunque, la partita si conclude in amicizia: si apre il panforte e si mangia tutti insieme.

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