Gli Etruschi nelle Colline Metallifere: Santa Teresa di Gavorrano

kyathos etruschi gavorrano

Kyathos con testa di animale

La Maremma, con la sua storia antica ed articolata, ha un ruolo importante nelle vicende della civiltà etrusca: si sviluppano qui città importanti, che lasciano tracce talvolta monumentali del loro illustre passato, ma anche i centri minori sono in grado di restituire testimonianze preziose e di suggestiva bellezza.

 È questo il caso del sito di Santa Teresa, nel comune di Gavorrano, all’interno del distretto minerario delle Colline Metallifere, da sempre oggetto di frequentazione e di sfruttamento, proprio per la ricchezza del suolo e soprattutto del sottosuolo.

Questo territorio, un tempo compreso tra il Lago Prile e la Palude di Scarlino, era una zona di passaggio tra la potente città di Vetulonia a sud (che nel momento di maggior splendore dominava tutta questa zona) e le miniere a nord, oltre che di commerci alimentati dalle navi che arrivavano dal mare e dai minerali provenienti dalle miniere stesse.

colline metallifere

Veduta delle Colline Metallifere

Molti erano i villaggi alle dipendenze di Vetulonia. Nel VIII secolo a.C. si forma l’insediamento sulle sponde del Lago dell’Accesa, nel comune di Massa Marittima: un piccolo villaggio con la sua necropoli, la cui gestione era affidata a famiglie locali fidate, con il compito di controllare il territorio e garantire lo sfruttamento delle risorse. La stessa cosa succede poi a Poggio Pelliccia (il sito etrusco più importante nel territorio di Gavorrano) ed infine a Santa Teresa.

lago dell'accesa

Il Lago dell’Accesa

L’insediamento etrusco di Santa Teresa si colloca in un territorio leggermente in pendenza, in parte coltivato ed in parte boschivo: oggi ne restano solo alcune tracce, riportate alla luce dagli scavi condotti dall’Università di Firenze e finanziati dal Comune di Gavorrano tra il 2004 ed il 2007, sotto la direzione del prof. Luigi Donati.

Sono così emerse alcune fattorie nella parte pianeggiante e cinque tombe a tumulo pressoché allineate nel bosco. L’azione del tempo, delle acque piovane, e soprattutto dell’uomo, che ha lavorato il terreno con mezzi sempre più meccanizzati, ed ha depredato le tombe con scavi clandestini, hanno cancellato in larga parte le tracce di questo insediamento: ed è anche per questo che ciò che ne resta è ancora più prezioso.

tomba etrusca Gavorrano

Tomba a tumulo a Gavorrano

 Il lavoro degli archeologi ha riportato alla luce reperti di eccezionale bellezza, grazie ai quali è stata ricostruita la vita di un piccolo insediamento rurale nell’arco di vita di quattro generazioni, legato ad una famiglia aristocratica che si era stabilita in questo territorio nel cosiddetto periodo Orientalizzante (in cui la civiltà etrusca raggiunse l’apice del suo splendore).

Nonostante i furti, all’interno di una delle tombe a tumulo è stata rinvenuta una tomba a fossa ancora inviolata, con un corredo funerario intatto e quindi di grandissimo valore.

Tra i pezzi più belli, un grande kantaros con sei anatrelle sulle anse e due kiathoi in bucchero, vasi usati come attingitoi per prendere il vino e versarlo nelle coppe. Uno dei due kiathos ha sulla base un’iscrizione che dice “mi ha donato Laukushie Paithinas il bello”: indica quindi il nome di chi ha fatto realizzare il vaso e poi l’ha regalato al defunto, e come tipico delle iscrizioni funerarie etrusche, è in prima persona, come se fosse il vaso stesso a parlare. L’altro, unico nel suo genere, ha sull’ansa una testa di animale in rilievo.

Sono poi stati ritrovati altri vasi in ceramica ed in bucchero, coppette, pissidi, balsamari, armi in ferro, fibule, fuseruole: dunque, corredi sia maschili che femminili, attraverso i quali ci sforziamo di vedere in controluce la vita di un villaggio etrusco di tremila anni fa.

Gavorrano campagna

Da Gavorrano verso il Lago dell’Accesa

I reperti rinvenuti, esposti in precedenza nel Centro di documentazione Davide Manni a Gavorrano, a partire da ottobre sono visibili all’interno della Casa Circondariale di Massa Marittima, nell’ambito di un progetto di valorizzazione culturale in sedi inusuali per gli eventi museali.

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